Trucioli per invecchiare i vini

Ebbene sí. Tra pochi mesi potrebbe essere permesso ai viticoltori dell’ Unione Europea di utilizzare la tecnica del truciolato per invecchiare ed aromatizzare velocemente i vini.  Come giá ammesso ai produttori americani, sudafricani e sudamericani, anche l’Europa, per far fronte alla concorrenza sleale, ha presentato la richiesta all’Organizzazione mondiale per il commercio. Esperti dei 25 stati membri e della commissione UE discutono sulla questione da tempo.
L’ Italia ha giá detto che acconsentirá a questo tipo di invecchiamento solo per i vini da tavola, che hanno prezzi piú bassi,  mentre lo vieterá per i vini DOC. Gli esperti del settore non sono d’accordo anche perché sulle etichette non apparirá la dicitura “ vino invecchiato con trucioli”. Inoltre, non sono d’accordo perché si rischia di perdere la qualitá  ed il fascino dei vini europei. È triste che, solo per una questione di prezzo,  la UE decida di abbandonare l’invecchiamento naturale, che finora veniva fatto nelle famose botti di legno di rovere, per adottare le tecniche americane ossia dello sminuzzare dentro al vino quello che dovrebbe essere un contenitore.
Speriamo che non si perda il fascino dei vini italiani.





Pecorino romano

Il Pecorino romano è un formaggio prodotto esclusivamente da latte di pecore allevate nei pascoli del Lazio e della Sardegna. Questo formaggio, per le sue caratteristiche nutrizionali è diventato un ingrediente indispensabile di molte ricette regionali e nazionali.
Viene consumato in diversi modi a seconda della stagionatura. Dopo solo cinque mesi di stagionatura puó essere consumato come formaggio da tavola, accompagnato da frutta e verdure fresche.
Dopo otto mesi di stagionatura viene usato come formaggio da grattugia, per condire piatti tipici della cucina romana, come l’Amatriciana o gli spaghetti “cacio e pepe”.
Dal 1951 il Pecorino Romano è riconosciuto internazionalmente come una Denominazione di Origine Tutelata e nel 1996 ha ricevuto il riconoscimento europeo di Denominazione di Origine Protetta.

 





Piadina romagnola

La Piadina romagnola é un “pane” conosciuto ed apprezzato da tanti buongustai. Ha origini antiche, sin dai tempi dei romani. All’epoca faceva parte delle tavole delle famiglie povere in quanto il suo impasto speciale  procurava un senso di sazietá. Con il tempo la ricetta tradizionale fu modificata fino ad essere quella che tutti oggi conosciamo.
La Piadina si è inserita nella cucina tradizionale romagnola ed ha acquistato una fama sia nazionale che internazionale.
Si mangia calda oppure fredda ed è buonissima sia da sola sia farcita con salumi, formaggi, salsiccia, verdure gratinate o erbette.  Si puó scegliere anche una facitura dolce quale nutella, miele o marmellata.
La si può gustare quasi ovunque e sono numerosi, lungo le strade della Romagna, i piccoli chioschi (baracchini della piadina) che propongono la Piadina sia nella versione classica sia con i vari ripieni.
Provare per credere !





salumi italiani


I salumi italiani

Sono tanti, buoni e apprezzati in tutto il mondo. Stiamo parlando dei salumi e degli insaccati nostrani. Dal punto di vista nutrizionale, possiedono proteine, vitamine (soprattutto quelle del gruppo B) e sali minerali. Per queste loro caratteristiche, svolgono un ruolo importante nella varietá della dieta. È sbagliato considerare questi alimenti come semplici sfizi, assagini o antipasti. È bene invece considerarli come secondi piatti che vanno consumati come tali.
La numerosissima famiglia dei salumi italiani, varia  metodo di lavorazione e nome a seconda della regione di provenienza. Quella che in una regione si chiama “coppa”, in un’altra puó diventare “lonza” o “capocollo” e cosí via.
I salumi italiani si possono dividere in due categorie: i prodotti insaccati e i prodotti salati.
La prima categoria comprende i prodotti costituiti da un insieme di ingredienti (carne, grasso, sale e droghe), tritati insieme piú o meno grossolanamente e insaccati in un involucro naturale o artificiale. Questi possono essere freschi (salsicce e salamelle) stagionati (salame) e cotti (mortadella, wurstel, zampone, cotechino).
La seconda categoria, quella dei salati, racchiude invece tutti i prodotti ricavati da intere parti anatomiche o gruppi muscolari che vengono sottoposti ad un processo di salagione e stagionatura. Per esempio il prosciutto crudo, il culatello, lo speck, la spalla cotta.
Ben 28 salumi italiani hanno ricevuto il riconoscimento Dop (Denominazione di Origine Protetta) da parte dell’Unione Europea. Alcuni di questi prodotti sono: il prosciutto di Parma, il prosciutto di San Daniele, la mortadella di Bologna, lo speck dell’Alto Adige, la bresaola della Valtellina, lo zampone di Modena e il culatello di Zibello.





peperoncino

Piccante è sano

È rosso, brucia in bocca, é il peperoncino.  Spezia usata in gran parte del mondo e  anche nella nostra cucina mediterranea,  fa bene alla salute.
C'è chi ritiene sia un tonico per l'organismo e anche per lo spirito. Perciò intero, sbriciolato, in polvere, fresco, cotto, in salsa, lo aggiunge a ogni piatto. Questa sorta di doping gastronomico trova sempre più sostenitori.
Per chi non lo sapesse é provato che fa bene alla circolazione poiché ha proprietá di vasodilatazione. Il  suo uso costante farebbe abbassare il livello di colesterolo, aiuterebbe a tenere a bada la pressione e sarebbe anche un antidolorifico naturale. Purtroppo non tutti riescono a tollerare il bruciore alla bocca del peperoncino e quindi non possono beneficiare delle sue virtù.
Inoltre il peperoncino contiene sostanze chimiche che ritardano il deterioramento di  cibi o almeno mascherano l’odore ed il gusto del cibo deteriorato.
Inoltre fa sudare gli abitanti di  climi caldi torridi, rinfrescandoli. Insomma una sorta di aria condizionata dei poveri.





spumante

Buon Anno con tante bollicine


Ecco migliaia di bollicine  che vengono versate nei bicchieri a “tulipano” per augurarsi che il nuovo Anno sia migliore. Il re della notte di Capodanno è lui, lo “Spumante”.  Questo vino delicato che nasce  da una fermentazione naturale operata dai lieviti, viene consumato dal 90% degli italiani nella notte di S. Silvestro.
La storia dell’attuale spumante italiano è tuttavia relativamente giovane, avendo avuto inizio in Piemonte, in una cittadina in provincia di Alessandria nel 1850.
Lo spumante, secondo il tenore di zucchero residuo, si divide in diverse categorie: le più note sono il brut (o secco, con basso residuo di zucchero, inferiore ai 10 grammi per litro), il demi sec (dalla nota lievemente dolce, mantiene un residuo dai 15 ai 35 grammi di zucchero per litro) e il dolce (in questo caso gli zuccheri, con un residuo superiore ai 50 grammi per litro, dominano il gusto). Lo spumante si deve bere entro l’anno (meglio ancora entro i primi sei mesi dall’acquisto) e si accompagna quasi con tutto. In particolare i brut sono ottimi a tavola se abbinati con ostriche, aragoste e altri crostacei pregiati, risotti, paste, pesce, verdure e formaggi leggeri. Costituiscono anche un valido aperitivo insieme a patatine, noccioline, tartine di  prosciutto cotto e altri stuzzichini (non con le olive). Gli spumanti dolci  invece  sono indicati con ogni tipo di dessert, in particolare nel caso di dolci alla crema o a base di frutta fresca; in alternativa possono essere bevuti anche a metà pomeriggio, insieme con una buona pasticceria secca, al posto del tè.
Fra gli spumanti italiani ci sono prodotti eccellenti che non temono la concorrenza  degli Champagne francesi. Fra le nostre marche: Bruno Giacosa, Ferrari, Soldati La Scolca, Ca’ del Bosco, Bellavista, Berlucchi, Fontanafredda, Gancia, Asti ed altri. È solo questione di prezzo. Cin, cin!





slow food


 

Lentamente per piacere!

Lentamente. Senza fretta. Piano piano. Almeno a tavola.
È questo in poche e semplici parole il motto che gli amanti dello “slow food” , ovvero del "cibo lento", si sono dati per combattere lo stress della vita moderna. Una vita basata sulla velocità che non lascia più spazio alla calma e al piacere della lentezza.
Contro la vita dinamica propongono la vita comoda. E nuove abitudini, nuovi modelli di esistenza. In particolare a tavola. E allora basta con i fast food, da mettere al bando. Da sostituire con ristoranti, trattorie, osterie, locande, taverne, enoteche, aziende agrituristiche etc., tutti rigorosamente slow. Tartarughe della ristorazione, grandi e piccole, da riscoprire in giro per l’Italia. Tartarughe lente, lentissime, come quella, mitologica, che pure riesce a battere il piede veloce del prode Achille. Che perde, nonostante la velocità.
Tartarughe. Anzi lumache, piccole chiocciole, più familiari e domestiche. Scelte come simbolo di una nuova generazione di locali e di clienti stanchi del cibo omologato, desiderosi di riappropriarsi del gusto, della genuinità, della qualità e del tempo, tanto e senza fretta, da dedicare a questa nuova filosofia del vivere.
È in questa cornice filosofica e comportamentale che viene pubblicata annualmente la lista dei locali che hanno meritato la "chiocciola".
L’edizione 2006 è stata presentata ieri, 29 novembre, a Roma.
La chiocciola è un importante riconoscimento che premia i locali che piacciono in modo speciale non solo per cucina e la qualità del cibo, ma anche per l’ambiente e l’accoglienza in sintonia con lo Slow Food. Quest'anno i premiati sono stati 206, in crescita rispetto all'anno scorso.
Osterie d’Italia 2006 è in libreria e propone al suo affezionato pubblico 1668 soste di piacere che contribuiscono a disegnare la geografia della cultura del cibo in Italia.